Intervista con il nuovo direttore di Caritas Georgia – Anahit Mkhoyan

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Il 5 gennaio scorso, Caritas Georgia ha iniziato il nuovo anno con un significativo cambiamento. Sua Eccellenza l’Arcivescovo Raphael Minassian ha assunto la presidenza di Caritas Georgia, assieme a quella della Caritas Armenia. La sig.ra Anahit Mkhoyan é diventata Direttrice di Caritas Georgia.

Intervista con il nostro nuovo direttore condotto da Jana Koprivnakova.

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“Caritas non é un’organizzazione; é uno stile di vita”

Anahit Mkhoyan

 

“I cambiamenti sono buoni se sappiamo dove stiamo andando”, ha detto la sig.ra A. Mkhoyan nel suo discorso di apertura. Volevamo sapere che cosa significa per lei e per la società la missione di Caritas. Volevamo sapere se la missione di Caritas é sempre attuale. E soprattutto volevamo sapere cosa la Caritas può fare per la Georgia. Glielo abbiamo chiesto.

Caritas Georgia é una Fondazione di Beneficenza, una parte importante del settore non-governativo nella sfera del sociale. Quali sono le differenze tra i servizi offerti da Caritas e quelli offerti da altre ONG attive nella sfera sociale?

La differenza principale é l’approccio che viene usato. In realtà, Caritas é la mano sociale della Chiesa. La parola “caritas” significa amore. Caritas opera in tutto il mondo ed é stata creata dalla Chiesa Cattolica per esprimere l’amore di Dio per le persone. Siamo le mani che aiutano a portare l’aiuto necessario a coloro che versano in gravi situazioni. Quando lo facciamo, la cosa per noi più importante é la dignità della persona umana. Poiché Cristo vive in ognuno di noi, quando ci avviciniamo a qualcuno per fornire aiuto, dobbiamo sempre ricordarci che Cristo vive anche in questa persona.  Dobbiamo fare attenzione a non solamente dare, ma a dare in modo degno.

Nel passato Lei é stata coinvolta anche con Caritas Internationalis. Quali sono le principali difficoltà del “marchio” Caritas?

Veramente io non le chiamerei difficoltà. Ci sono così tante differenze tra un Paese e l’altro. Direi che quello che é specifico di Caritas é come ogni Caritas é stata fondata. La Chiesa organizza la propria Caritas ed in ogni Paese la Caritas é un’organizzazione locale. Il ruolo della popolazione locale e le specificità culturali sono prese in considerazione per il lavoro che si fa. Le Caritas nel mondo non sono creazioni di Caritas Internazionalis o Caritas Europa. Queste agisono come segreterie e concretizzano il lavoro di rete tra le Caritas in tutto il mondo, che é vitale per mantenere professionalità e spiritualità. Questa é la differenza tra la Caritas e altre organizzazioni. Riceviamo la nostra missione e direttive di amministrazione dalla Chiesa Cattolica e le implementiamo adattate ad ogni Paese. La difficoltà sta nel fatto che lavoriamo con politiche sociali. Per esempio, ci troviamo di fronte alla difficoltà che alcuni rappresentanti del clero sono convinti che Caritas non debba collaborare con i governi sulle politiche ma che debba focalizzarsi tutto il tempo sul lavoro con i più poveri. Ci vuole tempo per convincerli che lavorare sulle politiche migliorerà la sostenibilità delle nostre azioni. Non possiamo sempre penderci solo e solamente cura delle persone senza sosta, anche se abbiamo le risorse per farlo. Se non investiamo tempo nella costruzione dei sistemi e delle politiche, il risultato sarà che ci ritroveremo con un sempre maggior numero di beneficiari e non saremo più in grado di prenderci cura di tutti.

Ecco perché é così importante per noi, in ogni Paese, investire nella costruzione di strutture di assistenza sociale e in sistemi di buona informazione, a cui possiamo dare molto come Caritas perché raccogliamo una gran quantità di dati dal lavoro diretto con i beneficiari. Siamo alle radici, e questa informazione é molto utile per creare politiche efficaci.

Questa é la sfida a cui certe volte ci affacciamo: non ci arriva dalle altre organizzazioni  o dai governi ma dall’interno della struttura e della rete Caritas.

Altre volte, le difficoltà nascono perché siamo un’organizzazione religiosa e il credo é applicato alle nostre azioni. Alle volte la percezione é che predichiamo il Cattolicesimo, in realtà Caritas porta l’amore della Chiesa Cattolica e delle persone al mondo intero. Siamo la mano sociale della Chiesa e dobbiamo sempre chiarire che il nostro lavoro non riguarda noi, ma riguarda le altre persone, riguarda il lavoro con altri esseri umani e la consegna di aiuto quandi ce n’é bisogno.

Il lavoro nella sfera sociale é molto spesso invisibile. E spesso non é neanche interessante per i donatori. Cosa ne pensa? 

Quando costruiamo partenariati, dobbiamo sempre tenere in considerazione se la missione e gli scopi dei donatori sono compatibili con i nostri. Se la missione del donatore riguarda solo la visibilità allora dobbiamo realizzare il fatto che alle volte Caritas é mancata in visibilità. La mancanza di visibilità é basata sull’opinione che una mano non deve sapere cosa fa l’altra. Non pensiamo che ogniqualvolta facciamo una cosa buona dobbiamo pubblicizzarlo. In realtà é molto importante parlare delle cose che facciamo perché il compito di Caritas non é solo di dare ed aiutare. E’ anche quello di educare le altre persone che questo tipo di aiuto deve essere fornito. Caritas esiste nel mondo come organizzazione perché molte persone si sottraggono alle loro responsabilità come Cristiani; quindi Caritas non é tanto un’organizzazione, ma uno stile di vita.

Immagina se ogni persona decidesse di prendersi la responsabilità per due o tre persone? Pensa che la Caritas servirebbe ancora? La Caritas esiste solo perché le persone non si prendono la responsabilità sociale per le persone bisognose. La Caritas riempie questo vuoto creato dalla mancanza di responsabilità sociale delle persone. Però non riempiamo solamente questo vuoto, educhiamo anche le persone su come praticare nella vita di ogni giorno la loro vita cristiana. Quando vivi una vita cristiana, una delle cose più importanti é prendersi cura dei bisognosi ed essere socialmente responsabili.

Caritas é basata sulla Chiesa Cattolica. Vede dei pregiudizi contro il “marchio” Caritas per questo?

Purtroppo, alle volte, in alcuni Paesi, quando chiediamo finanziamenti da grandi attori come la Commissione Europea, o lo Stato, lo possiamo vedere. Ci sono preoccupazioni sul fatto che Caritas non aiuti i bisognosi nel modo in cui deve essere fatto: equamente ed imparzialmente, senza pregiudizi, senza lavorare sulla sfera religiosa.

Possiamo cambiarlo?

Questo tipo di comportamento ci sarà sempre. A Caritas Georgia, una delle cose su cui dovremo lavorare é la strategia di visibilità. Dobbiamo condividere “cos’é Caritas”. Abbiamo una percezione comune di cosa stiamo facendo, e quando condividiamo informazioni sul nostro lavoro deve essere fatto in un modo che non lasci spazio a percezioni sbagliate. Ma non possiamo eliminare queste percezioni; esisteranno sempre. Lo scopo della strategia di condivisione dell’informazione della nostra organizzazione deve essere quello di minimizzare queste percezioni.

Lei é stata direttrice di Caritas Armenia per 5 anni. In Armenia ci sono più cattolici che in Georgia. Pensa che per questo il lavoro di Caritas in Georgia sarà più difficile? 

Direi di no. Le Caritas esistono in tutto il mondo e ci sono sicuramente certe difficoltà  a lavorare in certe zone. Non può essere più difficile; é solamente difficile in maniera diversa. Non direi che in Armenia ci sono più cattolici perché molti cattolici armeni vivono anche in Georgia. Non conosco la proporzione esatta al momento, non posso citare statistiche, ma so che questo non é il punto. Per i cattolici, la Caritas non é l’unico modo per vivere e praticare la loro fede. Ma Caritas non é stata creata per aiutare solo i cattolici. Caritas é stata creata per aiutare l’umanità e quando parliamo di Gesù, parliamo di qualcuno che ha aiutato persone che ne avevano bisogno. Egli non chiedeva loro quale fosse la loro nazionalità o credo religioso, li aiutava perché erano esseri umani. Possiamo dire essere cattolici vuol dire prendersi la responsabilità sulle proprie spalle. Se pratichiamo la fede, dovremmo anche praticarla in modo che sia un esempio per gli altri, ma che non voglia dire mettere restrizioni su chi aiutiamo. Non credo che Dio voglia questo.

Qual’é la Sua visione per la Caritas Georgia?

La mia visione é di realizzare la missione (sorriso). In realtà, sto ancora esaminando quello che esiste sul campo come un manager. Devo prima valutare la situazione. Devo familiarizzare con la memoria dell’organizzazione. Ci sono così tante persone meravigliose che lavorano per Caritas. E’ stato creato così tanto. C’é così tanta struttura e così tanto bene che é stato fatto nel passato. La mia visione é su quello che dobbiamo fare adesso; non dobbiamo ricreare quello che già esiste…la bicicletta é già stata inventata. Quello che farò é che familiarizzerò con quello che già esiste per capire cos’altro si può fare e per aumentare l’efficenza dell’organizzazione.

Quale campo dovrà essere la priorità per Caritas Georgia?

Inclusione e giustizia sociale sono le nostre priorità come sono la priorità per tutte le Caritas. Siamo attori sociali.

Perché la missione di Caritas é così importante per la società georgiana?

Quello che affrontiamo, quello che facciamo non ha una dimensione nazionale. La differenza sta nel bisogno per ogni essere umano, ma gli esseri umani che hanno bisogno di assistenza per vivere sono ovunque. Povertà, disabilità, bisognosi, giovani in difficoltà, strutture comunitarie che devono essere migliorate sono ovunque. Penso che anche per la Georgia, Caritas sia importante per i bisognosi. Vedo che Caritas Georgia, ha un partenariato molto sviluppato con le strutture statali. In molti Stati post-sovietici, questo aspetto deve invece ancora essere rafforzato. Per esempio in Armenia, ci sono stati scambi di informazioni tra Caritas e strutture statali ma non programmi finanziati dallo Stato. In Georgia, lo Stato realizza che Caritas Georgia può e deve lavorare, e sono così orgogliosa che lo Stato abbia pensato di delegare la gestione dei servizi sociali, non solo a Caritas Georgia ma anche ad altre ONG. Penso che uno dei modi che ha lo Stato per essere più efficace é di dare più spazio alle ONG che lo aiutino a fornire servizi sociali nel Paese. Portiamo nuove metodologie, nuovi approcci dalla larga rete Caritas, le adattiamo alle prospettive e alla realtà di ogni Paese e le realizziamo. In tutt i Paesi post-sovietici, il lavoro sociale é una cosa relativamente nuova e penso che Caritas, nello spazio post-sovietico é una delle organizzazioni che sviluppa nuove metodologie di lavoro sociale e crea strutture di supporto sociale che considerano la dignità umana e l’importanza dell’essere umano.

Come straniera ai vertici di Caritas Georgia, può già notare differenze tra la società armena e quella georgiana?

E’ una domanda interessante. Certo che ci sono differenze. Le culture sono diverse, specialmente nelle zone montane, e Georgia e Armenia sono due Paesi montani doe si trovano culture divese in ogni città o paese. Io cerco però di concentrarmi soprattutto sulle similitudini. Se ci focalizziamo troppo sulle differenze, alle volte tendiamo a separare; se ci concentriamo sulle similitudini, possiamo unire. In questi Paesi ci sono molte simiglianze perché fanno parte dello spazio post-sovietico. E l’Unione Sovietica aveva sviluppato una mentalità interessante che é la stessa per tutti i paesi che ne facevano parte. In questi termini possiamo vedere le somiglianze nell’essere Paesi ex-sovietici e negli effetti che il crollo ha comportato. Dopodiché c’é stata la fase di transizione, che richiede una mentalità diversa, e poi dopo ancora abbiamo trovato vie diverse per adattarci al sistema democratico da quello totalitario. Seguiamo le stesse orme in termini di lavoro di comunità, nella costruzione di nuove strutture sociali; in questo abbiamo molte cose in comune. Certo vediamo molte differenze dal punto di vista culturale ma siamo culture conservatrici. Armenia e Georgia hanno culture patriarcali; questa é un’altra somiglianza. La lingua é diversa ma é una questione di buona volontà. Se abbiamo voglia di capirci e di lavorare assieme allora ci impegneremo nell’imparare. In questo caso mi prenderò la responsabilità di imparare la lingua.

Lei é la nuova direttrice di Caritas Georgia. Che cosa significa per Lei personalmente gestire le persone?

Devo dire che adoro il mio lavoro! Ho realizzato che é una delle professioni più difficili al mondo. Sappiamo che la creatura più difficile sulla faccia della terra é quella umana, e dobbiamo realizzare che gestire le persone é uno dei compiti più difficili. Adoro lavorare con le persone e non mi piace approfittarmi di loro. Ogni manager deve capire che non può essere un manager se il personale non c’é. Se sottovaluti il tuo staff e la tua squadra allora non sei un bravo manager. Un bravo manager, prima di tutto, deve capire chi c’é a bordo, riconoscere la loro intelligenza, le loro capacità. Metti le persone assieme in una squadra. Chiarisci i loro ruoli e responsabilità e mettili nella posizione di cominciare a lavorare bene assieme. Un buon manager non detta, un buon manager chiede l’opinione del suo staff, la analizza e sceglie la migliore. Un buon manager sa che le decisioni prese da solo non sono così produttive. Non perché sono sbagliate, possono essere decisioni molto giuste, ma quando vengono prese da sole, quando non dai l’opportunità alle persone di condividere la responsabilità per le decisioni prese, non puoi poi chiedere loro di realizzare quelle decisioni con te. Quindi gestire non vuol dire dirigere, vuol dire lavorare con persone per arrivare ai risultati che sono nelle nostre menti e nella nostra missione, nei nostri progetti e scopi.

Qual’é la più grande sfida per Lei dal punto di vista professionale in questa nuova posizione di direttrice di Caritas Georgia?

Non essere georgiana e non parlare la lingua. Conosco il mio lavoro, é la mia professione e l’ho fatto prima. Ma devo attivare la mia modalità di apprendimento, poiché l’organizzazione opera in un contesto diverso, in una cultura diversa. Questa é la sfida più grande di cui devo occuparmi. So come funzionano le cose nel mio Paese, perché come parte di una società abbiamo una conoscenza istintiva su molte cose che non realizziamo e che velocizza il processo decisionale. Ma a Caritas Georgia alle volte faccio una pausa prima di prendere decisioni e devo fare più domande perché ho ancora bisogno di capire qual’é il contesto culturale e storico, e come le persone si sentono in proposito.

Qual’é stato il Suo primo passo nella nuova veste?

Il primo passo é stato, ed é ancora, quello di imparare e valutare la situazione. Ho già visitato i nostri progetti nelle regioni, e per visitare non intendo vedere le strutture, ma parlare con le persone (il personale, i beneficiari, i volontari), capire i loro problemi, passare del tempo con loro per creare fiducia per poter lavorare assieme in futuro.

Quale tipo di caratteristiche personali deve avere una persona che lavora presso la Caritas?

E’ impossibile da dire quali sono le caratteristiche che un dipendente Caritas deve avere. Ma una cosa é molto importante – buona volontà dietro alle azioni benefiche. Certo, ci sono alcuni valori organizzativi che dobbiamo rispettare. Siamo un’organizzazione cristiana e se una persona che lavora per noi non é di religione cristiana, allora deve poter rispettare i valori umani fondamentali che sono molto simili ai valori cristiani. Quindi questo é quello che dobbiamo fare e avere sempre buona volontà nel nostro cuore. Alla volte non riusciamo a controllare il nostro comportamento. Siamo essere umani e siamo stati creati per avere più emozioni che coscienza e saggezza.  E’ importante sapere che alle volte le emozioni ci portano nella direzione sbagliata, ma l’importante é che nei nostri cuori abbiamo la buona volontà e che siamo pronti a scusarci.

Come ha detto prima, Caritas vuol dire amore. Che tipo di amore dobbiamo rappresentare?

L’amore di Dio! E’ l’amore più puro che é espresso nel prima lettera ai Corinzi, capitolo 13. Ogni spirito Caritas nasce sulle basi di questo capitolo, ed esprime quanto puro é l’amore di Dio. Il capitolo finisce con: “Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è l‘amore!“. In alcune traduzioni troviamo che invece di amore, la parole finale é carità poiché queste sono la stessa parola. In realtà quando diciamo Dio diciamo amore, é un’unica cosa, non può essere separata. Quando parliamo di questo amore puro, é molto simile all’amore che una madre ha per il figlio. Ma alle volte é di qualcosa di più perché la madre é umana e può avere comportamenti difettosi, mentre l’amore di Dio é una verità eterna. Questo é il tipo di amore che dobbiamo cercare di portare ed esprimere alle persone.